L'angoscia di Robert Prevost (terza puntata)
Prevost, da Roma, continua a preoccuparsi degli abusi del Sodalizio di Vita Cristiana in Perù ma dimentica quelli di padre Lute
Papa Leone, intervistato dalla vaticanista Elise Ann Allen che sta scrivendo la sua autobiografia, si lascia sfuggire delle imprecisioni sull’ingarbugliato caso delle sorelle Quispe, che rivelano come anche per lui - come per il predecessore - sembrano esserci abusi di serie a e abusi di serie b. Quando è chiamato a Roma come prefetto dei vescovi, infatti, continuaa seguire le vicende peruviane ma con uno sguardo decisamente selettivo. Giorgio Meletti continua il suo racconto sull’inquietudine che cova sotto l’apparente imperturbabilità del pontefice.
Giorgio Meletti
Robert Prevost e la sua amica giornalista Elise Ann Allen devono essere stati pressati dalla fretta di far uscire la biografia autorizzata LEON XIV - Ciudadano del mundo, misionero del siglo XXI in occasione del settantesimo compleanno del pontefice, il 14 settembre. L’intervista che ne costituisce l’architrave è stata registrata il 10 luglio 2025, solo due mesi prima dell’uscita del libro. E sembra che non ci sia stato il tempo di verificare con la dovuta attenzione qualche incongruenza. Come abbiamo rilevato nelle due precedenti puntate, da alcune parole incerte di Prevost pubblicate in Ciudadano del mundo traspare un’inspiegabile e incontrollata preoccupazione per la vicenda delle tre sorelle Quispe, abusate da bambine dal sacerdote di Chiclayo Eleuterio Vásquez Gonzáles, detto padre Lute, e che oggi accusano proprio il papa di aver coperto il loro abusatore quando era vescovo di Chiclayo, fino al 13 aprile 2023. Il papa vuole affrontare il tema per spazzare le nubi che incombono sulla sua fresca elezione, ma lo fa senza la necessaria lucidità, con risultati disastrosi.
A a pagina 264 Prevost rivendica che il 5 aprile 2022, quando le tre sorelle Quispe sono andate da lui a denunciare la violenza subita da padre Lute, lui credette alla loro verità e garantì ogni tipo di ascolto, solidarietà e sostegno. Poi, aggiungendo ad abundantiam (come dicono in Vaticano) un ulteriore argomento ai tanti già evocati a favore della sua correttezza, fa partire il boomerang:
«Purtroppo, la giustizia nella Chiesa, così come la giustizia in Perù e in molti altri luoghi, richiede molto tempo. Questi processi sono molto lenti. Questo caso in particolare è diventato più complicato, perché non molto tempo dopo che loro presentarono le accuse, io fui trasferito dalla diocesi [di Chiclayo, ndr]».
Questa frase, come vedremo, suona per diversi aspetti problematica. Il senso voluto da Prevost è però chiaro: vuol far sapere al mondo che dopo il 13 aprile 2023, quando partì per Roma dove papa Francesco lo aveva nominato prefetto del Dicastero dei vescovi, non si è più potuto occupare del caso e questo ha contribuito a far andare le cose in modo poco soddisfacente per le tre vittime di abusi a cui aveva garantito ogni tipo di sostegno.
Su questo punto di svolta, il racconto non è accurato. Ricordiamo che subito dopo la fumata bianca dell’8 maggio i media di tutto il mondo hanno trattato in ogni minimo dettaglio il caso Quispe, sia per accusare Prevost sia per difenderlo dalle accuse, quindi ci si aspetterebbe dal papa e dalla sua biografa altrattanta attenzione ai particolari. Secondo Allen , dopo che le tre sorelle Quispe vanno da Prevost a denunciare padre Lute, il 5 aprile 2022, accade questo (pag. 248):
«Il sacerdote Vásquez Gonzales negò qualsiasi abuso, sostenendo che la situazione era un malinteso. Tuttavia, il vescovo Prevost aprì un’indagine preliminare e impose delle restrizioni, vietandogli il ministero pubblico e, di conseguenza, l’esercizio come parroco e l’ascolto delle confessioni, sebbene potesse ancora celebrare la messa in forma privata.
Entro luglio 2022, i risultati dell’indagine preliminare furono inviati al Dicastero per la Dottrina della Fede del Vaticano. Due mesi più tardi, nel settembre 2022, quest’ultimo contattò Prevost per chiedergli se potesse approfondire ulteriormente l’inchiesta e fornire maggiori informazioni.
Sette mesi dopo, il 3 aprile 2023, il procuratore civile archiviò il caso a causa della prescrizione, come era stato previsto, e il 12 aprile Prevost fu nominato prefetto del Dicastero per i Vescovi, e iniziò i preparativi per trasferirsi a Roma.
L’8 ottobre dello stesso anno, dopo che monsignor Prevost aveva già lasciato la diocesi, il Dicastero per la Dottrina della Fede archiviò il caso contro Vásquez Gonzales pro nunc, ossia “per ora”, a causa della mancanza di prove: le accuse erano difficili da dimostrare e non erano state presentate altre denunce, né prima né dopo, da parte delle sorelle Quispe Díaz».
Attenzione ai dettagli. Il 10 settembre 2024 la diocesi di Chiclayo emette un lungo comunicato per respingere le accuse a Prevost lanciate due giorni prima da Ana Maria Quispe attraverso il popolarissimo programma televisivo peruviano Cuarto Poder. Secondo la diocesi, guidata dal vescovo Farfàn, allievo e amico di Prevost, la posizione di padre Lute era stata archiviata dalla magistratura peruviana per prescrizione «nel primo trimestre del 2023», e il 3 aprile, diversamente da quanto scritto da Allen, fu Prevost, ancora vescovo di Chiclayo per dieci giorni, a inviare la sentenza di prescrizione al dicastero per la Dottrina della fede «come ulteriore documentazione».
Un osservatore malevolo potrebbe osservare come la prescrizione in sede civile per fatti così indietro nel tempo è tanto ovvia quanto irrilevante per il processo ecclesiastico che esclude esplicitamente la prescrizione per gli abusi sui minori. Prevost, così prodigo di considerazioni e dettagli sul caso Quispe, avrebbe potuto motivare il suo zelo nell’informare la curia vaticana che padre Lute l’aveva sfangata con la giustizia peruviana. Alla quale, peraltro, il pedofilo Vásquez Gonzáles era stato denunciato dalle vittime mentre Prevost si era ben guardato dal farlo, in spregio all’indicazione del motu proprio Vos Estis Lux Mundi di papa Francesco.
Ma rimaniamo sul punto essenziale. Prevost tiene molto a far sapere che, se il caso Quispe ha avuto un’evoluzione insoddisfacente, questo è dovuto al suo trasferimento a Roma, quindi al fatto che non si è potuto più occupare della cosa. Questo argomento suonerebbe offensivo per i suoi successori a Chiclayo se non fosse palesemente falso: Prevost non ha voluto più occuparsene, ma volendo lo avrebbe potuto fare. E la prova ce la offre lui stesso, in un altro momento di sbadataggine, a pag. 208 della sua biografia autorizzata.
Prima però va capito il contesto in cui Leone XIV lancia il suo boomerang.
Accanto al caso Quispe si è sviluppata in Perù negli ultimi anni la vicenda del Sodalitium Christianae Vitae, una potente società di vita apostolica fondata dal teologo Luis Fernando Figari e benedetta da Giovanni Paolo II. Secondo la tradizione di queste strutture cattoliche con capo carismatico, anche nel Sodalizio la principale attività sembrano essere gli abusi psicologici, fisici e sessuali sui minori. Al punto che è stato Francesco, ad agosto 2024, a espellere Figari dal Sodalizio per poi sciogliere l’istituto a gennaio del 2025. Ma nella battaglia contro Figari e il Sodalizio c’è Prevost in prima linea. Cosicché, quando Ana Maria Quispe accusa l’ex vescovo di Chiclayo di aver coperto padre Lute, il coro a difesa del papa sostiene che la sua stessa inflessibilità con il Sodalizio dimostra quanto le accuse di silenziosa connivenza con padre Lute siano infondate. Anche perché, dicono gli amici di Prevost, all’indomani della dura sanzione contro Figari sono proprio gli amici del Sodalizio ad amplificare le accuse di Quispe. Mentre a difendere a spada tratta il papa sono Pedro Salinas e Paola Ugaz, due giornalisti peruviani che nel 2015, con il loro fortunato libro inchiesta Mitad monjes, mitad soldados (”Metà monaci, metà soldati”), sono stati all’origine dell’inchiesta su Figari e il Sodalizio. E che oggi riferiscono che, aggrediti dal potente Sodalizio, per dieci anni hanno potuto contare sull’amicizia e il sostegno di Robert Prevost.
Ed è qui che parte il boomerang. Benché l’inflessibilità con il Sodalizio di per sé non smonti le accuse di Ana Maria Quispe - nella storia dei preti pedofili “due pesi e due misure” è la regola - a pagina 208 Allen punta proprio sull’argomento del coinvolgimento di Prevost nel caso Sodalizio:
«... riguardo a un incontro avuto con l’allora cardinale Prevost durante una visita a Roma nell’ottobre 2024 (...) Salinas ha raccontato che l’attuale papa era rimasto aggiornato sulla vicenda. Così, in un’email di follow-up del 16 ottobre 2024, Prevost ha insistito, ha affermato Salinas, sulla necessità di giustizia: “Bisogna continuare a lavorare per arrivare a una giusta conclusione di questo processo”. Salinas racconta che l’attuale pontefice gli ha scritto ringraziandolo per il suo lavoro e impegno:“Grazie a te. Buon viaggio. Spero che presto si riesca a mettere fine a questa storia. [Ora] continuiamo a lavorare per aiutare la Missione Speciale di Scicluna e Bertomeu”, ha scritto Prevost. Alla fine, la Missione Speciale, nonostante la forte pressione e i tentativi di screditare il suo operato, si è conclusa con la soppressione del Sodalizio di Vita Cristiana e delle altre tre comunità fondate da Figari».
Quindi la biografia autorizzata di Leone XIV contiene questo autogol: a pagina 262 il papa dice che avendo lasciato la diocesi di Chiclayo non ha più potuto occuparsi delle tre sorelle Quispe e del sacerdote che le aveva abusate da bambine, nonostante oggi dica che ha sempre creduto alle loro accuse. A pagina 206 il giornalista Salinas gli riconosce che a Roma ha continuato a occuparsi dell’inchiesta sul Sodalizio che formalmente non lo riguardava, «era rimasto aggiornato» e si proponeva di «lavorare per aiutare la Missione speciale di Scicluna e Bertomeu», i due inquirenti della Dottrina delle fede inviati da Bergoglio a chiudere i conti con l’abusatore Figari. Quindi anche per Leone XIV, come per il suo predecessore, ci sono abusatori su cui chiudere un occhio e abusatori da perseguire spietatamente.
La cosa sorprendente è che sia lui stesso a darcene notizia, senza tenere conto di una imbarazzante coincidenza: negli stessi giorni della sua mail a Salinas, Ana Maria Quispe, al colmo della disperazione, scrive a papa Francesco una lunga lettera, un duro atto di accusa che culmina in questa frase: «La diocesi di Chiclayo, dove hanno svolto la funzione di vescovo monsignor Robert Prevost Martinez, poi monsignor Guillermo Cornejo Monzon e attualmente monsignor Edison Farfan Cordova, in dichiarazioni separate e prive di veridicità, ha assunto una tenace difesa a favore del sacerdote accusato di abusi su minori». (Continua)
(foto Proinséas)
Qui trovi le puntate precedenti: la prima puntata e la seconda puntata




