In Brasile Rupnik continua a piazzare i mosaici dello scandalo
A due mesi dalla nomina dei giudici per il processo all'ex gesuita nulla si muove - tranne lui, che continua indisturbato a fare quel che ha sempre fatto
C’è una foto che ritrae Marko Rupnik sorridente, la tuta da lavoro e il caschetto di protezione in testa, abbracciato a due amici e in posa davanti a uno dei suoi ultimi mosaici al Santuario di Aparecida. Lui è al centro, come si addice al suo ruolo di artista e capo progetto; alla sua sinistra c’è l’ex amministratore del Santuario, padre Luiz Cláudio Alves de Macedo, e alla destra l’ingegnere responsabile del cantiere.
Questa immagine è circolata su Facebook un paio di settimane fa con la didascalia “Amici”: è stata presto rimossa, però, perché qualcuno deve essersi accorto che era perlomeno incauto fare pubblicità della presenza di Rupnik ad Aparecida, confermando di fatto quello che ormai sospettano in molti, e cioè che l’artista sloveno ha continuato a partecipare all’installazione dei mosaici sulle pareti del santuario brasiliano. Rupnik infatti, sacerdote ed ex gesuita, è sotto processo ecclesiastisco per decine di abusi sessuali ai danni di donne laiche e religiose e questa foto doveva creare un certo imbarazzo non soltanto ai padri redentoristi che gestiscono il Santuario, ma allo stesso Centro Aletti, che ha chiaramente l’obiettivo di continuare a fare affari con i mosaici senza spendere il controverso (a essere generosi) nome di Marko Rupnik.
Insomma, mentre a Lourdes il vescovo Jean Marc Micas ha deciso già il 31 marzo 2025 di coprire le opere di Rupnik sul portale della Basilica del Rosario, e dal giugno scorso sul portale di informazione vaticana Vatican News non compaiono più le immagini delle opere dell’ex gesuita abusatore, chiese e istituti religiosi nel mondo pensano bene di installarne di nuove. Non succede solo in Brasile ma anche più vicino a noi, in provincia di Lecco, dove a settembre gli artisti del Centro Aletti hanno ricoperto di affreschi la cappella dei padri del Pontificio Istituto Missioni Estere a Calco, nei toni del rosso sangue che tanto piacciono a Rupnik in questo ultimo periodo e che ritroviamo anche nella chiesa Maria Regina Mundi a Bologna.
Sul monumentale progetto di rivestimento a mosaico del Santuario nazionale di Nostra Signora di Aparecida, nello stato di San Paolo in Brasile, la più grande basilica mariana del mondo, ho scritto un lungo articolo in due parti per Appunti, le trovate qui:
e qui:
Come scrivevo in questa seconda parte dell’inchiesta uscita per Appunti, Rupnik e padre Luiz de Acedo si sono incontrati per la prima volta il 3 agosto 2018:
Chi ha deciso di intraprendere un lavoro così monumentale e dispendioso?
È lo stesso amministratore del santuario, il redentorista Luiz Claudio Alves de Macedo, a raccontare ai fedeli quando viene presa la decisione di trasformare la Basilica di Aparecida in una «Bibbia a cielo aperto» con l’impronta indelebile di Rupnik.
Sul numero della Revista de Aparecida di agosto 2019, Alves de Macedo racconta infatti di aver incontrato per la prima volta Rupnik il 3 agosto 2018, in occasione della riunione del comitato liturgico del Santuario nazionale, una commissione composta da autorità ecclesiali e specialisti di liturgia e arte sacra.
Rupnik è venuto ad Aparecida apposta per esporre il suo progetto di rivestimento della facciata e non lesina complimenti a padre Alves per la bellezza della basilica. Alla riunione partecipano anche l’arcivescovo di Aparecida, monsignor Orlando Brandes, e i responsabili del santuario, e in quell’occasione la proposta di Rupnik viene approvata.
Qualche mese dopo, nel ricordare Claudio Pastro a due anni dalla morte, padre Daniel Antonio da Silva, il predecessore di padre Alves, esorta i fedeli a non perdersi d’animo perché alla “Casa della Madre” di Aparecida c’è ancora molto lavoro da fare. Lui stesso ha compiuto un viaggio in Italia per conoscere le varie forme d’arte musiva e farsi ispirare sul prosieguo dei lavori al santuario.
«Dio stesso ci sfida a incontrare non solo un artista sacro che continui ad aiutarci – scrive sulla Revista de Aparecida di novembre 2018 – ma anche un uomo capace di infondere spiritualità e ispirazione divina nei suoi lavori. Preghiamo e non stanchiamoci di cercare qualcuno che sia degno e capace di abbracciare questa missione con noi».
I religiosi si augurano di incontrarlo ma, come abbiamo visto, in realtà non solo l’hanno già trovato, ma hanno anche approvato il suo progetto per la realizzazione dei mosaici esterni del santuario – progetto che, però, verrà annunciato pubblicamente come segno della volontà divina soltanto all’inizio del nuovo anno.
Rupnik non potrebbe essere più d’accordo: il 19 marzo 2019 dichiara al neo amministratore di Aparecida, accompagnato a San Giovanni Rotondo ad ammirare i suoi mosaici nel santuario di padre Pio, che l’incarico siglato ad Aparecida è “un segno”: «Dio ci sta dicendo – dice solennemente Rupnik a padre Alves – che la missione del Centro Aletti è un servizio per la chiesa nel mondo intero».
Si tratta del colpo più grosso messo a segno da Rupnik, una commessa che vale milioni di euro (per i mosaici che rivestono due facciate e la colonnata abbiamo calcolato una spesa di circa sei milioni, non è quindi difficile immaginare il costo complessivo dell’impresa). Un lavoro iniziato nel 2021, quando Rupnik era ancora la star dell’arte liturgica del XXI secolo, e che non si è mai fermato durante i difficili mesi della sua caduta, quando i numerosi abusi di cui si è reso responsabile sono diventati di dominio pubblico. Ogni anno, il team del Centro Aletti ha lavorato al santuario tra settembre e novembre. Il progetto “Jornada Biblica”, la Bibbia a cielo aperto, ha avuto quattro fasi: facciata nord (2021), facciata sud (2022 e 2023), facciata est (2024) e facciata ovest (2025). 350 tonnellate di tessere sono state utilizzate per realizzare le tre facciate già completate, e la facciata ovest, quella di fronte a cui posa Rupnik con i suoi due amici, sarà probabilmente finita a breve e raffigurerà il tema dell’Apocalisse e la vittoria del bene sul male.
Nell’estate del 2023, dopo l’espulsione di Rupnik dai gesuiti, i responsabili del Santuario hanno detto che «avrebbero atteso le disposizioni della Chiesa» ma in realtà nessuno si è fermato, tanto che le facciate sud ed est sono state regolarmente inaugurate, una nel maggio ‘24 e l’altra in quello successivo. Rupnik, assente in cantiere nell’autunno del ‘23, è tornato nel 2024 e nel 2025 a dirigere i lavori alla Basilica, indifferente al fatto che, proprio nell’ottobre 2023, papa Francesco avesse tolto la prescrizione alle denunce di abusi risalenti agli anni ‘90 e permesso la riapertura del processo a suo carico al Dicastero per la dottrina della fede. Una decisione che è stata vista come una svolta nella contorta vicenda di Rupnik, ma il Dicastero ha dovuto aspettare altri due anni (e la morte di Bergoglio) per trovare i giudici disponibili a celebrare un processo che, a quanto sappiamo, potrebbe non essere nemmeno iniziato.
Nessuno sa nulla. Nessuno conosce il nome di questi giudici né si sa se la richiesta di risarcimento delle vittime sarà presa in considerazione. In Slovenia si è sparsa la voce che la sentenza arriverà entro Natale ma nessuno è stato in grado di confermare la notizia. Così come, a inizio novembre, qualcuno ha detto che Rupnik è stato visto confessare in Santa Maria Maggiore; voce ribadita da più di una persona e prontamente smentita dai domenicani della Basilica. In entrambi i casi, la fonte sono i gesuiti, che probabilmente sono così ossessionati dall’ex confratello da vederlo anche dove non è e, soprattutto, da essere a dir poco impazienti dal volerlo detronizzare non solo dalla Compagnia ma anche dallo stato clericale.
Una cosa è certa: le leggende accompagnano i personaggi celebri o che incutono timore. Rupnik può forse ancora gloriarsi di questo, per il tempo che gli resta da passare nella chiesa.



